[…] A bordo di alcune piccole imbarcazione dal fondo piatto gli investigatori della forestale raccolgono con un retino i poveri corpi senza vita. In lontananza si scorge la grande colonia di uccelli che si muove lentamente nell’acqua bassa. In pochi minuti si notano alcuni esemplari che, perso il contatto con la grande colonia, avanzano con fatica. Il collo lungo è reclinato verso la superficie dell’acqua; di tanto in tanto si fermano come se volessero prende fiato. Molto lentamente un agente si avvicina. L’animale non cerca di spiccare il volo, di fuggire. Si lascia abbracciare e portare sulla barca. Un’operazione che si ripete decine di volte. Più in là alcuni gabbiani stanno banchettando con alcune carcasse poste a pelo d’acqua.
Terapia intensiva
Moria di fenicotteri nell’alta valle del Po. Sono decine e decine le carcasse trovate dalla Forestale e dai tecnici del settore avifauna della Provincia nelle acque della Valle Pozzatini. L’allarme è scattato la settimana scorsa, quando alcuni volontari del Wwf hanno visto galleggiare alcuni fenicotteri sulle acque increspate di una grande riserva privata di caccia . «Siamo preoccupati», spiega il Comandante regionale della Forestale Alberto Colleselli: «sui fondali dove i fenicotteri vanno alla ricerca di cibo abbiamo riscontrato un altissimo numero di pallini di piombo».
Gli animali ancora in vita sono trasferiti in tutta fretta a bordo di alcune auto presso il centro recupero animali selvatici del Benvenuto di Pollesella. Una corsa contro il tempo. E purtroppo per alcuni di loro è troppo tardi. «Confermo che la causa del decesso di questi fenicotteri è da addebitarsi ad avvelenamento da pallini di piombo», afferma Luciano Taricone, veterinario responsabile del Centro. «Le radiografie fatte ne hanno evidenziato la presenza in un numero molto elevato».
Due esemplari sono stati inviati al centro recupero «Il Pettirosso» di Modena e vengono sottoposti a terapia intensiva. «Difficile ipotizzare se riusciranno a superare le prossime 48 ore», ci confida un volontario, «le loro condizioni sono critiche». Tutte le carcasse, invece, vengono inviate all’Istituto di zooprofilassi per gli accertamenti tossicologici. Dalle prime indiscrezioni i tecnici avrebbero accertato nel corso delle autopsie una elevata quantità di pallini (da 30 a 50) in ogni esemplare.
Ma perché i fenicotteri stanno morendo? Per favorire la caccia il livello di acqua di queste valli della laguna veneta è tenuto volutamente basso (intorno ai cinquanta centimetri) così da favorire la sosta degli anatidi e consentire loro di alimentarsi di una sorta di «pastura», una miscela di granoturco e granaglie distribuita durante la stagione venatoria per attirare la selvaggina.
Questa distribuzione avviene in un raggio di alcune centinaia di metri dalle postazioni fisse per la caccia (le cosiddette «botti») da dove i cacciatori nascosti cacciano le anatre. Inevitabile la ricaduta al suolo e sul fondo delle lagune di migliaia e migliaia di pallini. I fenicotteri, alimentandosi in questi specchi d’acqua, ingeriscono così insieme al granoturco anche i pallini di piombo. Sarebbero necessari, a detta degli esperti, decine di anni perché avvenga la loro totale degradazione sia nel suolo che nei sedimenti delle zone umide. Secondo i dati ufficiali lo scoro anno sono stati uccisi 70 mila anatidi. Ovvero, 70 mila cartucce. E chissà quante ce ne sono disseminate su queste aree.
Nelle ultime 48 ore un gruppo speciale di investigatori della Forestale al comando del Vice questore aggiunto Isidoro Furlan stanno eseguendo una lunga serie di monitoraggi anche nelle valli di caccia private. Nei pressi delle aree dove è maggiore l’attività venatoria si eseguono una lunga serie di carotaggi del suolo. Un’operazione non semplice - ostacolata anche dalle avverse condizioni meteo - che si avvale di un sistema Gps. Viena anche utilizzato un sofisticato metal detector che, posto a una quindicina di centimetri dalla superficie dell’acqua, segnala con lunghi sibili le zone ad alta densità di metallo I tecnici dell’Arpav (Azienda regionale per l’ambiente del Veneto) dovranno ora stabilire quali aree evidenziano la maggiore quantità di piombo. Nel frattempo vengono raccolti anche campioni di acqua e di alghe.
In pericolo branzini e orate
Queste zone – ammette con un certo imbarazzo il responsabile della Forestale – sono particolarmente ricche di allevamenti di pesci pregiati come branzini e orate. La preoccupazione che questi pallini possano essere ingeriti dai pesci è fondata. Si innescherebbe così una sorta di catena alimentare da monitorare con grande attenzione per le ricadute sulla salute umana. Resta alta la soglia di attenzione. In attesa delle analisi dei vari istituti preposti, i carotaggi e i campionamenti delle valli lagunari continuano senza sosta. Bonificare queste aree dalla presenza di piombo potrebbe e dovrebbe essere la sola strada per salvare i fenicotteri. Ma non solo. […]
La Stampa, 30-11-07