Archive for November, 2007

“OLTRE L’AGENDA21: ALLEANZE IN COSTRUZIONE”

Segnalo il Forum del 10 dicembre, “OLTRE L’AGENDA21: ALLEANZE IN COSTRUZIONE”, che si terrà a Torino, presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele.

Oggetto della giornata sarà la discussione della Proposta di Piano Strategico Provinciale per la Sostenibilita’, un Piano (e non piu’ una proposta) condiviso e, soprattutto, realizzabile ed efficace.

Per approfondimento: http://www.provincia.torino.it/ambiente/agenda21/piano_strategico/index

Il fiume dei fenicotteri morti

[…] A bordo di alcune piccole imbarcazione dal fondo piatto gli investigatori della forestale raccolgono con un retino i poveri corpi senza vita. In lontananza si scorge la grande colonia di uccelli che si muove lentamente nell’acqua bassa. In pochi minuti si notano alcuni esemplari che, perso il contatto con la grande colonia, avanzano con fatica. Il collo lungo è reclinato verso la superficie dell’acqua; di tanto in tanto si fermano come se volessero prende fiato. Molto lentamente un agente si avvicina. L’animale non cerca di spiccare il volo, di fuggire. Si lascia abbracciare e portare sulla barca. Un’operazione che si ripete decine di volte. Più in là alcuni gabbiani stanno banchettando con alcune carcasse poste a pelo d’acqua.

Terapia intensiva

Moria di fenicotteri nell’alta valle del Po. Sono decine e decine le carcasse trovate dalla Forestale e dai tecnici del settore avifauna della Provincia nelle acque della Valle Pozzatini. L’allarme è scattato la settimana scorsa, quando alcuni volontari del Wwf hanno visto galleggiare alcuni fenicotteri sulle acque increspate di una grande riserva privata di caccia . «Siamo preoccupati», spiega il Comandante regionale della Forestale Alberto Colleselli: «sui fondali dove i fenicotteri vanno alla ricerca di cibo abbiamo riscontrato un altissimo numero di pallini di piombo».

Gli animali ancora in vita sono trasferiti in tutta fretta a bordo di alcune auto presso il centro recupero animali selvatici del Benvenuto di Pollesella. Una corsa contro il tempo. E purtroppo per alcuni di loro è troppo tardi. «Confermo che la causa del decesso di questi fenicotteri è da addebitarsi ad avvelenamento da pallini di piombo», afferma Luciano Taricone, veterinario responsabile del Centro. «Le radiografie fatte ne hanno evidenziato la presenza in un numero molto elevato».

Due esemplari sono stati inviati al centro recupero «Il Pettirosso» di Modena e vengono sottoposti a terapia intensiva. «Difficile ipotizzare se riusciranno a superare le prossime 48 ore», ci confida un volontario, «le loro condizioni sono critiche». Tutte le carcasse, invece, vengono inviate all’Istituto di zooprofilassi per gli accertamenti tossicologici. Dalle prime indiscrezioni i tecnici avrebbero accertato nel corso delle autopsie una elevata quantità di pallini (da 30 a 50) in ogni esemplare.

Ma perché i fenicotteri stanno morendo? Per favorire la caccia il livello di acqua di queste valli della laguna veneta è tenuto volutamente basso (intorno ai cinquanta centimetri) così da favorire la sosta degli anatidi e consentire loro di alimentarsi di una sorta di «pastura», una miscela di granoturco e granaglie distribuita durante la stagione venatoria per attirare la selvaggina.

Questa distribuzione avviene in un raggio di alcune centinaia di metri dalle postazioni fisse per la caccia (le cosiddette «botti») da dove i cacciatori nascosti cacciano le anatre. Inevitabile la ricaduta al suolo e sul fondo delle lagune di migliaia e migliaia di pallini. I fenicotteri, alimentandosi in questi specchi d’acqua, ingeriscono così insieme al granoturco anche i pallini di piombo. Sarebbero necessari, a detta degli esperti, decine di anni perché avvenga la loro totale degradazione sia nel suolo che nei sedimenti delle zone umide. Secondo i dati ufficiali lo scoro anno sono stati uccisi 70 mila anatidi. Ovvero, 70 mila cartucce. E chissà quante ce ne sono disseminate su queste aree.

Nelle ultime 48 ore un gruppo speciale di investigatori della Forestale al comando del Vice questore aggiunto Isidoro Furlan stanno eseguendo una lunga serie di monitoraggi anche nelle valli di caccia private. Nei pressi delle aree dove è maggiore l’attività venatoria si eseguono una lunga serie di carotaggi del suolo. Un’operazione non semplice - ostacolata anche dalle avverse condizioni meteo - che si avvale di un sistema Gps. Viena anche utilizzato un sofisticato metal detector che, posto a una quindicina di centimetri dalla superficie dell’acqua, segnala con lunghi sibili le zone ad alta densità di metallo I tecnici dell’Arpav (Azienda regionale per l’ambiente del Veneto) dovranno ora stabilire quali aree evidenziano la maggiore quantità di piombo. Nel frattempo vengono raccolti anche campioni di acqua e di alghe.

In pericolo branzini e orate

Queste zone – ammette con un certo imbarazzo il responsabile della Forestale – sono particolarmente ricche di allevamenti di pesci pregiati come branzini e orate. La preoccupazione che questi pallini possano essere ingeriti dai pesci è fondata. Si innescherebbe così una sorta di catena alimentare da monitorare con grande attenzione per le ricadute sulla salute umana. Resta alta la soglia di attenzione. In attesa delle analisi dei vari istituti preposti, i carotaggi e i campionamenti delle valli lagunari continuano senza sosta. Bonificare queste aree dalla presenza di piombo potrebbe e dovrebbe essere la sola strada per salvare i fenicotteri. Ma non solo. […]

La Stampa, 30-11-07

Il 20% di energia sarà rinnovabile […]

[…] Il Programma Integrato per l’Energia e il Clima è la cornice entro la quale la signora Merkel fa rientrare i suoi obiettivi. In essenza, la cancelliera ha un piano per ridurre le emissioni tedesche di anidride carbonica del 40% (rispetto al livello del 1990) entro il 2020.

E vuole che in quell’anno le energie rinnovabili arrivino a coprire il 20% di tutte le fonti, dall’8% o 12% attuale (a seconda di chi fa i calcoli). Se riuscisse in questo secondo obiettivo, la Germania diventerebbe il modello globale di lotta al «pianeta caldo ». E conquisterebbe un vantaggio competitivo in fatto di tecnologie del vento, del solare, delle biomasse sugli altri Paesi. Il piano — che dovrebbe essere perfezionato nelle prossime settimane — consiste in regole per l’installazione di sistemi nuovi di riscaldamento, in ulteriori collegamenti per lo sfruttamento dell’energia eolica, nella produzione di automobili a bassa emissione o elettriche oppure a idrogeno. Le nuove costruzioni dovranno poi essere a basso consumo di energia e almeno in parte alimentate da celle solari, biogas e pompe di calore. Ovviamente, il piano va anche oltre le energie alternative: ma è in questo campo dove la scommessa è probabilmente più forte. La portata delle misure è ampia.

E va ad aggiungersi alla riduzione di emissioni già effettuata dalla Germania negli anni scorsi: dai 1.228 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente del 1990 ai circa mille del 2005 poi però saliti a 1.007 nel 2006. Così ampia che una parte consistente dell’industria vi si oppone. E che anche le associazioni degli inquilini hanno deciso di mobilitarsi contro: nel breve periodo, dicono, le energie alternative negli edifici sono troppo costose. Con il risultato che una parte dei ministri della Grosse Koalition cerca di frenare. Ma su questo la cancelliera ha giocato la sua reputazione e sostiene che la legge tedesca— che consente ai singoli condomini che producono energia solare in eccesso di rivenderla a prezzi vantaggiosi — offre già ora la possibilità di tenere bassi i costi delle energie alternative. Merkel e Gabriel [ministro tedesco dell’ambiente] sono convinti che questa spinta darà all’economia della Germania anni di vantaggio sulle altre. La ministra della Ricerca, Annette Schavan, ha appena lanciato un piano da un miliardo finalizzato a tenere insieme ricercatori e business e a tagliare i tempi di sviluppo dei prodotti innovativi nel campo delle energie rinnovabili. Infatti, i maggiori gruppi economici del Paese hanno iniziato a fare sul serio.

Molti hanno fissato obiettivi di riduzione delle loro emissioni. Altri hanno trasformato le energie rinnovabili in un settore d’affari. Il gruppo Thyssen ha una società controllata che è la numero uno al mondo in tecnologie per l’energia dal vento. La Bosch spende il 40% della sua ricerca per sviluppare prodotti legati al risparmio di energia e alle tecnologie che non usano combustibili fossili. La settimana scorsa, la Solar di Berlino ha vinto un contratto per costruire sei impianti di produzione dell’energia solare in Puglia. E casi del genere di imprese tedesche che vincono contratti nelle energie rinnovabili sono sempre più frequenti in tutto il mondo.

Corriere della Sera, 27-11-07

Conferenza sui cambiamenti climatici dell’ONU – Bali, 3-14 dicembre 2007

La Conferenza, ospitata dal governo dell’Indonesia, riunirà i rappresentanti di oltre 180 Paesi con osservatori provenienti da organizzazioni non governative e internazionali. Nel corso delle due settimane si terranno anche le assemblee della Conference of the Parties del UNFCCC (United Nations Framework Convention on Climate Change).

http://unfccc.int

Greenpeace: no al carbone, azione di protesta a Civitavecchia

Ieri mattina “azione di Greenpeace alla centrale Torre Valdaliga Nord, che Enel sta convertendo a carbone. Otto climbers si sono arrampicati su una delle gru del cantiere e hanno aperto uno striscione che raffigura un paio di mutande e lo slogan «Kyoto: Italia in mutande» e altri striscioni più piccoli con scritto «no carbone» e «stop CO2». […] «L’Italia, con le attuali misure adottate, si appresta a fallire miseramente gli obiettivi di Kyoto e la centrale di Civitavecchia aggrava ulteriormente il “deficit ambientale” dell’Italia di oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 all’anno», spiega Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace, secondo il quale la centrale di Civitavecchia, che secondo Enel entrerà in funzione entro il 2008, emetterà oltre 10 milioni di tonnellate di CO2 che si aggiungono all’attuale quantità da ridurre per raggiungere gli obiettivi di Kyoto, oggi stimata in 103 milioni di tonnellate (Mt).

«Le misure già decise, infatti - aggiunge Onufrio - coprono solo il 20 per cento dell’obiettivo e con le misure in fase di attuazione o in corso di essere approvate - se andranno a buon fine, cosa oggi tutta da dimostrare - si potrà tagliare di circa 60-70 Mt: l’Italia si troverà nel 2012 maggiori emissioni di circa 50 milioni di tonnellate di CO2 rispetto all’obiettivo di Kyoto. Questa situazione è stata causata da 5 anni di totale e assoluta inazione dei governi Berlusconi e da un insufficiente e contraddittorio impegno del Governo Prodi che pure aveva messo il rispetto dell’impegno di Kyoto tra gli obiettivi del programma di governo».

«A pochi giorni dall’appuntamento di Bali che apre le trattative per impegni ancora più stringenti, in Italia manca ancora una strategia adeguata e coerente per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Sulle fonti rinnovabili anche con i nuovi obiettivi e incentivi previsti in Finanziaria non arriveremo agli obiettivi fissati per il 2010. Da una parte i segnali positivi sono ancora troppo timidi e dall’altra la priorità è data più al carbone che a nuove misure necessarie a tagliare le emissioni», ha aggiunto Onufrio.

Continuando così, secondo Greenpeace, l’Italia sarà costretta a comprare «crediti» all’estero invece di investire risorse nell’economia nazionale. «Oltre a un maggiore impegno sulle rinnovabili - prosegue Onufrio - occorre un vero e proprio Piano Marshall per l’efficienza energetica, introducendo standard minimi di efficienza in tutti i settori (ad esempio con la messa al bando delle lampadine a incandescenza) e triplicando gli obiettivi di risparmio dei certificati bianchi per il prossimo periodo». «Bisogna recuperare in fretta il terreno perduto, anche perchè nuovi obiettivi vincolanti in sede europea ce lo impongono. Triplicando gli obiettivi di risparmio elettrico dei certificati bianchi si produrrebbe una quantità di risparmio pari alla produzione della centrale di Civitavecchia. Tutti, dal Governo a Confindustria sono d’accordo a parole a una politica per l’efficienza: adesso bisogna cominciare a fare sul serio», conclude Onufrio.

La Stampa, 26-11-07

Bus gratis

Dal 1° maggio è attiva a Verbania la sperimentazione dell’”abbonamento di municipalità” LIBERO BUS che ha l’obiettivo di promuovere l’utilizzo esteso, massiccio e sistematico degli autobus del trasporto pubblico locale.

L’abbonamento di municipalità consente di muoversi con i mezzi pubblici gratuitamente nel perimetro cittadino.

Da Caterpillar (Radio Due), 26-11-07

http://www.comune.verbania.it/novita/pagina138.html

VIII Congresso Nazionale di Lega Ambiente

Dal 29 novembre al 9 dicembre a Roma si tiene l’ottavo Congresso Nazionale di Legambiente. 10 giorni per parlare di ambiente, discutere di mutamenti climatici, valorizzare e mettere in rete le buone pratiche territoriali, raccontare la nostra idea di economia e sviluppo e la necessità di socializzare la conoscenza.

per info: http://www.legambiente.eu/documenti/2007/1004_VIII_congresso/index.php

La salvezza del pianeta passa dagli oceani

L’unico modo per salvare il pianeta é studiare meglio gli oceani, e per farlo serve un impegno di tutti i governi del mondo a costruire una rete globale di sorveglianza.

L’appello viene dalla Partnership for Observation of the Global Oceans (Pogo), l’organizzazione che riunisce i principali scienziati mondiali che studiano il mare, che il prossimo 28 novembre presenterà, durante una conferenza a Città del Capo, la ‘lista della spesa’ di ciò che serve per conoscere meglio gli oceani.

“Gli oceani coprono il 71% della superficie del globo - spiega Tony Haimet, direttore del Pogo - ma la nostra conoscenza di ciò che avviene al loro interno è ancora patetica. Un sistema continuo e integrato di sorveglianza ripagherebbe ampiamente gli investimenti in termini di salute dell’uomo e degli animali marini”. Il sistema che hanno in mente gli scienziati costa nella sua fase iniziale circa tre miliardi di dollari, e comprende l’impiego massiccio di tutte le tecnologie più recenti nel campo della ricerca oceanografica. La lista comprende un network di satelliti e stazioni a terra dedicati alla superficie oceanica, piccoli sottomarini telecomandati per esplorare gli abissi, di cui alcuni senza motore dedicati esclusivamente a seguire il moto delle correnti, ma anche segnalatori e strumenti posizionati direttamente sugli animali marini e sulle navi mercantili. Qualcosa è stato già fatto, sostengono gli esperti, ad esempio con 3mila boe disseminate in tutti gli oceani o con 2mila animali marini di 22 specie ‘attrezzati’ con segnalatori, ma lo sforzo deve essere ancora maggiore.

Questi i principali vantaggi che si potrebbero ottenere da un programma più vasto:

- CAMBIAMENTI CLIMATICI: gli oceani sono i primi a subire gli effetti dei gas serra, in termini di aumento della temperatura e dell’acidità, e sono anche i principali attori del ciclo globale dell’acqua. Maggiori conoscenze potrebbero ad esempio prevedere l’impatto delle acque più calde sulle microscopiche forme di vita oceaniche che ogni anno sottraggono 50mila milioni di tonnellate di CO2 dall’atmosfera, ma anche su tutto il resto degli esseri viventi del mare, che sono la maggioranza del pianeta.

- DISASTRI NATURALI: le tecnologie già a disposizione permetterebbero di fare previsioni migliori su eventi catastrofici come tsunami, uragani, inondazioni, aumentando la sicurezza sia dei trasporti marini, che distribuiscono in giro per il mondo il 90% dei beni, sia delle popolazioni colpite da queste calamità, e aiutando a mitigarne gli effetti.

- ATTIVITA’ UMANE: migliori informazioni sugli oceani permetterebbero di prevedere gli spostamenti dei pesci che l’uomo utilizza per alimentarsi causati dalle diverse condizioni marine, e di riconoscere immediatamente le condizioni favorevoli allo sviluppo di batteri e alghe tossiche. Inoltre con più informazioni sarebbe possibile sfruttare le risorse energetiche del mare (petrolio e gas, ma anche impianti eolici off-shore) con un minore impatto sull’ambiente. “In poche decine di anni potremmo sviluppare un sistema di sorveglianza degli oceani comparabile con quello che ci permette di fare le previsioni del tempo - spiega John Field, capo del progetto dell’Onu sull’osservazione degli oceani - speriamo di dare il primo impulso con la conferenza di Città del Capo”.

ANSA, 25-11-07

Ancora fuoco in California

A distanza di pochi giorni dai tremendi incendi che hanno devastato la California, ieri si sono riaccesi nuovi focolai.

Sei pompieri sono rimasti feriti e 49 case sono state distrutte a causa di un incendio iniziato ieri mattina nel Sud-Est della California. Per ora gli ettari di terreno andati in fiamme sono già 1.800 e gli incendi sono lontani dall’essere stati domati.

El País e  Los Angeles Times, 25-11-07



Agricoltura biodinamica

Si tiene in questi giorni (22-25 novembre) a Firenze il XXVI Convegno Internazionale di Biodinamica, teoria di coltivazione fondata sui precetti del filosofo austriaco Rudolf Steiner.

per info: http://www.convegnobiodinamica.it/

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