Archive for January, 2008

Google e il risparmio energetico

Pubblico una mail ricevuta relativa alla possibilità di risparmiare energia navigando in internet.

Se Google avesse uno schermo nero, vista la gigantesca quantità di persone che lo usano, si calcola che si risparmierebbero circa 750 megawatt/ora! Come risposta a questo Google ha creato una versione in nero, chiamata Blackle, con esattamente le stesse funzioni di quella in bianco, con un consumo di energia minore… Se pensate che questo possa preservare (almeno un pochino) le già scarse risorse energetiche del pianeta, (ed al tempo stesso risparmiare anche un po’ per voi stessi), il link è il seguente:
http://www.blackle.com

Non so se si tratti davvero di un prodotto Google, se ne sapete qualcosa in più scrivetemi.

Torino è la città più inquinata d’Italia secondo Legambiente

Fa discutere a Torino la classifica di Legambiente che attribuisce alla città la maglia nera per lo smog. Il dato riguarda i superamenti della soglia di 50 microgrammi al metro cubo di Pm10 indicati dall’ Ue e che, secondo la Commissione dovrebbero verificarsi non più di 35 giorni all’anno. Secondo i dati comunicati da Legambiente, 51 delle 63 città italiane monitorate ha superato tale limite.
Il Comune di Torino controbatte, però, che il preoccupante dato di 190 superamenti di tale limite riguarda comunque una sola delle cinque stazioni di rilevamento, la Grassi. La media dei superamenti in città è infatti di 144. «È importante anche far notare - scrive il Comune in una nota - che la media dei superamenti delle cinque stazioni è passata dai 187 del 2006 ai 144 del 2007: una riduzione del 23% in un solo anno. Un dato che fa ben sperare».
Il dossier di Legambiente preoccupa, invece, il Pdci che chiede «un deciso e coraggioso intervento» al fine di «limitare strutturalmente il traffico automobilistico privato». Secondo il Pdci «in questa condizione appare velleitario pensare di contrastare un fenomeno preoccupante come questo con l’introduzione di un ticket d’ingresso in città».
Anche Agostino Ghiglia, presidente provinciale di An afferma che i dati «rivelano il fallimento della politica ambientale di Chiamparino». «Non è con le persecuzioni degli automobilisti che si risolve l’inquinamento, servono interventi strutturali che vadano a risolvere il problema alla fonte a cominciare dal rinnovo del parco autobus e all’incentivo di forme di riscaldamento più innovative. Lo studio di Legambiente è un motivo in più per dire no anche al road-pricing».

La Stampa,  23-01-08

AMBIENTE: ERIKA; TOTAL E PROPRIETARI ITALIANI COLPEVOLI

Tutti e quattro colpevoli del naufragio della petroliera Erika e di quella marea nera che nel dicembre 1999 devasto’ 400 chilometri di coste francesi e uccise 150.000 uccelli: la Total, che aveva noleggiato la nave, per ”imprudenza”; il Registro navale italiano (Rina) per aver rinnovato il certificato ”malgrado il segno manifesto dello stato preoccupante delle strutture”; l’armatore Giuseppe Savarese e il gestore Antonio Pollara, tutti e due italiani, perche’ ”per ragioni di costi, hanno deciso una diminuzione dei lavori” di riparazione della nave nel 1998. I quattro sono stati condannati dal tribunale di Parigi a versare in solido 192 milioni di euro di danni e interessi. In piu’, la Total e il Registro navale italiano dovranno pagare - ognuno - la multa massima prevista, di 375.000 euro, e Savarese e Pollara 75.000 euro ciascuno.
Esultano le 101 parti civili - associazioni ambientaliste, regioni ed enti locali - che incasseranno 192 milioni di euro (avevano chiesto indennizzi per un miliardo di euro) in base alla sentenza che ha chiuso oggi un processo durato quattro mesi, uno dei piu’ lunghi, complessi e costosi procedimenti avviati dalla giustizia francese. Ma la soddisfazione degli ecologisti e delle collettivita’ territoriali arriva soprattutto dal riconoscimento da parte dei giudici parigini - e’ la prima volta in Francia - dell’ esistenza di un danno ecologico, frutto della ”minaccia portata all’ambiente”. Cio’ che da’ diritto, anche per il futuro, al risarcimento alle associazioni che si battono per la difesa dell’ ambiente. Si dice ”molto soddisfatta” anche l’ex candidata socialista all’Eliseo, Segolene Royal, presidente del Poitou-Charentes, una delle regioni toccate da quel disastro ecologico: ”e’ un avvertimento per quelle navi-carrette che solcano i nostri mari”. La sua regione, parte civile, ricevera’ un milione di euro, la Lega per la protezione degli uccelli 800.000 euro, la gran parte andra’ allo Stato: 154 milioni di euro. In Italia anche Legambiente parla di sentenza che crea un ”precedente importante”, perche’ riconosce la responsabilita’ di chi noleggia le navi. Gli unici ad essere stati risparmiati dal tribunale di Parigi sono stati il comandante della nave, l’indiano Karun Mathur, e i quattro soccorritori.
Il Registro navale italiano, che ha sede a Genova, ha annunciato che fara’ ricorso: abbiamo ”dimostrato inequivocabilmente nel corso del dibattimento di non essere responsabili”. Anche il legale della Total ha consigliato il gruppo petrolifero francese di fare ricorso contro la sentenza, definita ”non giusta”.
Erika, una petroliera vecchia di 25 anni, era affondata in una tempesta ad una settantina di chilometri al largo delle coste bretoni del Finistere il 12 dicembre del 1999. Lo scafo si era spaccato liberando circa 20.000 tonnellate di nafta che la nave doveva portare verso l’Italia. Per settimane 400 chilometri di costa erano stati invasi dalle fanghiglie melmose del petrolio che avevano distrutto coste, ucciso decine di migliaia di uccelli, con un disastro ambientale drammatico e un pesantissimo danno economico e finanziario. Turismo, commercio, pesca hanno risentito per anni di questo disastro ecologico.

Ansa, 16-01-08

Il giro del mondo in una busta (di plastica)

Dal primo gennaio a Tisbury, un villaggio del Wiltshire, non si usano più le buste di plastica. Non si tratta di un provvedimento calato dall’alto. I 2 mila abitanti hanno convenuto d’andare al supermercato portandosi da casa la borsa della spesa. Di tela, di carta, di paglia. Non di plastica e non usa e getta. Quel che si dice una minoranza virtuosa.
In Cina si usano 3 miliardi di buste di plastica al giorno. Il consumo pro capite di shopper è inferiore rispetto all’occidente ricco ma, moltiplicato per un miliardo e 300 milioni di abitanti, l’impatto ambientale è imponente e di lunga durata (una busta di plastica serve per una manciata di muniti e dura una vita). Si aggiunga il costo della materia prima - il petrolio - da cui si ricavano le plastiche da imballaggio. La Cina ne brucia a questo scopo 37 milioni di barili l’anno. Ci sono questi due fattori dietro la decisione del governo cinese, annunciata a sorpresa martedì scorso, di mettere al bando dal primo giugno i sacchetti di plastica più sottili (sotto 0,025 millimetri di spessore) e di «tassare» quelli più robusti. Per disincentivarne l’uso, i negozianti dovranno addebitare il costo del sacchetto ai clienti.
L’Australia ieri si è messa sulla scia della Cina. Il neo ministro dell’ambiente Peter Garrett ha annunciato un piano per ridurre drasticamente entro la fine dell’anno l’uso dei sacchetti di plastica. Un segnale doveroso per il centro sinistra che lo scorso novembre ha vinto le elezioni grazie ai temi ambientali (gli elettori hanno punito il governo di destra ostile al protocollo di Kyoto). Garret non è entrato nei particolari di un piano che discuterà ad aprile con i rappresentanti dei sei stati e dei due territori in cui è articolata l’Australia. Si è limitato a dire che «personalmente» preferisce mettere al bando i sacchetti di plastica piuttosto che farli pagare ai consumatori. D’accordo con il ministro, riferisce l’agenzia Reuters, Ian Kiernan, presidente dell’associazione Clean Up Australia che cita il caso dell’Irlanda, dove dal 2002 sui sacchetti di plastica grava una tassa scaricata ovviamente sui consumatori. «Il disincentivo all’inizio ha funzionato, ma nel lungo periodo l’effetto sta scemando». Non sappiamo quanti sacchetti di plastica usino ogni giorno venti milioni di australiani. Secondo il ministro, nel quasi continente ce ne sarebbero in giro (nei posti sbagliati) circa 4 miliardi.
Da tempo la città di San Francisco ha vietato i sacchetti di plastica nei negozi di alimentari. Questa settimana l’amministrazione di New York ha votato una legge che obbliga i grandi negozi a dotarsi di contenitori per riciclare i sacchetti di plastica. A Londra stanno per scattare divieti e disincentivi. Il Giappone, sull’esempio irlandese, ha messo un’imposta sulle buste di plastica. Sudafrica, Uganda e persino il Bangladesh hanno adottato misure per liberarsi dalla buste invasive.
E in Italia? Interrogarsi sulle buste di plastica mentre la Campania soffoca sotto tonnellate di immondizia è quasi patetico (eppure gli imballaggi costituiscono una quota sempre più consistente dei rifiuti). Annegata nella passata finanziaria c’era la messa al bando entro il 2010 dei sacchetti di plastica, con l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti e incentivare l’industria dell’agri-tech (sembra che dal mais si possano ricavare sacchetti davvero biodegradabili, senza dover aggiungere metalli pesanti). In un anno nulla è stato fatto per concretizzare l’impegno fissato dalla finanziaria.
I dati sui sacchetti di plastica sono piuttosto ballerini. Secondo Legambiente, ogni anno nel mondo se ne producono 500 miliardi. L’Italia ne sforna 300 mila tonnellate, l’equivalente di 430 mila tonnellate di petrolio e di 200 mila tonnellate di CO2 emesse in atmosfera. Nel nostro paese, sempre ogni anno, finiscono tra i rifiuti 2 milioni di tonnellate di plastica e vengono consumati 4 miliardi di sacchetti. Tempi di degrado delle buste di plastica tra i 10 e 20 anni.

Il Manifesto, 11-01-08

Il 2008 - Anno dell’energia

Il 2008 sarà l’anno dell’energia. Lo ha annunciato la Presidente Bresso nella tradizionale conferenza stampa di fine anno, alla presenza degli Assessori regionali.
“E’ questa, infatti, la leva sulla quale intendiamo agire per portare a termine il processo di ammodernamento del Piemonte, intrapreso nel 2005. Produrre energia in modo nuovo, aumentando l’utilizzo di fonti rinnovabili, contribuisce infatti a creare nuovi posti di lavoro caratterizzati da livelli alti di competenza e di istruzione. Complessivamente investiremo 300 milioni di € di fondi strutturali europei per interventi nel campo del risparmio energetico e nella produzione da fonti sostenibili, attivando un circolo virtuoso con ricadute sulla qualità e quantità dell’occupazione” - ha dichiarato Bresso.

“L’obiettivo del Piemonte è di conseguire l’indipendenza energetica nel 2030. In questo quadro, organizzeremo in primavera gli Stati generali dell’energia, cui abbiamo invitato l’economista Jeremy Rifkin. Saranno portati a termine gli interventi per la sperimentazione dell’auto solare, un progetto promosso dalla Regione, con il Centro Ricerche Fiat e il Politecnico di Torino. Daremo impulso alla nuova edilizia energetica, utilizzando il Congresso Mondiale degli Architetti e la nuova legge urbanistica regionale, attualmente all’esame della competente Commissione consiliare.” - ha affermato Bresso.

Nel 2008 sono in programma numerosi interventi diretti a migliorare la competitività del Piemonte, con interventi nei settori nevralgici dell’università, della ricerca e delle infrastrutture, mentre l’intero sistema produttivo sarà spinto a raggiungere tassi più alti di internazionalizzazione, sia sostenendone la penetrazione all’estero sia attirando nuovi investimenti sul territorio attraverso iniziative quali i contratti di insediamento( il primo esempio a Borgofranco d’Ivrea con un’azienda che produrrà silicio per pannelli solari).
Proseguirà a livello nazionale la discussione avviata con il Governo per pervenire al pieno federalismo fiscale. Una ripartizione delle risorse rispettosa dell’autonomia regionale è, infatti, una delle condizioni indispensabili per ridurre ulteriormente le imposte dirette e indirette, dall’addizionale irpef ai ticket sulle prestazioni sanitarie e per migliorare il welfare.

“I programmi per il 2008 non possono tuttavia far dimenticare che il 2007 è stato un anno eccezionale per la Regione: pensiamo alla recente approvazione della legge sul diritto allo studio, al piano socio-sanitario. Dal primo gennaio i cittadini con reddito fino a 36.000 € non pagheranno più il ticket sui farmaci; abbiamo ridotto l’aliquota regionale Irpef per i redditi fino a 15.000 €. E’ di poche settimane fa l’approvazione della legge sulla sicurezza, mentre nella prima parte dell’anno abbiamo approvato la legge per assicurare sostegno ai piccoli Comuni.” - ha concluso Bresso.

http://www.regione.piemonte.it/piemonteinforma/scenari/2007/dicembre/annoenergia.htm, 28-12-07

Torino è la città più attenta ai bambini. Con Ravenna, Roma e Modena, compone il poker premiato da Legambiente

Torino guadagna quest’anno il titolo di città più attenta alle esigenze dell’infanzia. Seguono a breve distanza Ravenna, Roma e Modena. I capoluoghi vincitori sono stati premiati oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa in cui Legambiente ha presentato l’indagine Ecosistema Bambino, l’annuale classifica delle città italiane che mette in luce buone e cattive politiche rivolte ai più giovani e assegnando simbolicamente caramelle ai più meritevoli e carbone ai più negligenti. Torino vince per aver dimostrato di essere dotata di uffici comunali competenti, capaci di dare continuità ai progetti rivolti ai ragazzi nel corso del tempo nonostante i cambi di giunta. Interessante l’esperienza del laboratorio “Città sostenibile”, un organismo che vede coinvolti più assessorati per promuovere qualità della vita urbana e partecipazione dei bambini. Ravenna è la migliore tra le città di una Regione tradizionalmente attenta alle politiche sociali e quindi anche a quelle dedicate ai più giovani, ma anche per aver saputo integrare, in seno ad Agenda 21 piani d’azione junior e adulti sul tema della sostenibilità. Roma primeggia per la ricca offerta di stimoli e iniziative culturali, per i tanti progetti, in periferia e in centro città, dentro e fuori dalla scuola: “Città come scuola” ha coinvolto 150mila studenti. Modena viene premiata per l’ampiezza di iniziative e la continuità dell’impegno a favore dei bambini dimostrata negli ultimi dieci anni: con il progetto “Conosci l’energia” i ragazzi possono diventare energy manager per ridurre i consumi e l’inquinamento a casa e a scuola.

Ma esiste una città ideale per essere piccoli? Non proprio, forse bisognerebbe inventarla. Oppure farla inventare direttamente ai più piccoli, visto che gli adulti hanno dimostrato di non essere in grado, o quantomeno di essere “distratti” da altre faccende. Se ci fosse, comunque, secondo lo studio di Legambiente la città a misura di bambino sarebbe in Emilia Romagna, perché è la regione che ha saputo più di tutte coordinare i servizi con gli strumenti di partecipazione, ma avrebbe gli uffici a Torino, Le attività si svolgerebbero a Roma, infine le energie per affrontare il lavoro con il contributo dei più piccoli sarebbero in Sicilia, per la precisione a Caltanissetta, dove il Comune ha deciso di avviare un interessante percorso partecipato di educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva.

“Oggi tv e giornali parlano di bambini solo quando accadono fatti violenti, a scuola, in famiglia o per la strada. Fatti quasi sempre subiti, vissuti da vittime. Manca quasi del tutto l’attenzione al ruolo attivo che possono esercitare nella società, alla loro capacità di essere i primi suggeritori nelle scelte a loro destinate – ha detto Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente -. Da molti anni purtroppo non si vedono esperienze interessanti. Occorre che le città italiane, e i loro sindaci in prima fila, siano dunque protagoniste di una riscossa culturale che metta al centro le generazioni più giovani, puntando su loro coinvolgimento e sulla loro partecipazione”.

Insieme all’edizione 2008 di Ecosistema Bambino, Legambiente ha anche voluto tirare un bilancio dopo dieci anni di indagine. Ne è emersa una speciale top ten che sul decennio vede Modena al primo posto, quindi Pistoia, Torino, Pesaro, Siena, Piacenza, Belluno, Reggio Emilia, La Spezia e Firenze.

Ma se ne trae anche la magra considerazione che, in oltre un decennio, sul fronte delle politiche dedicate all’infanzia nelle città del nostro Paese si è mosso poco. I Comuni, dopo un iniziale entusiasmo che in molti posti, per esempio, ha portato alla nascita dei consigli comunali dei ragazzi hanno dato più spazio alle parole che hai fatti.

“Oggi non si può più parlare di città dei bambini come si faceva dieci anni fa – ha spiegato Luciano Ventura, responsabile nazionale del settore Ragazzi di Legambiente -. Bisogna ritrovare un progetto comune che torni a puntare su un investimento sociale e culturale della scuola, che non emargini le famiglie, che sfrutti le competenze educative del territorio. Insomma, le città a misura di bambina e bambino, in attesa di primi cittadini coraggiosi, rimangono un’utopia”.

I parametri presi in esame da Ecosistema Bambino 2008 vanno dagli strumenti di coinvolgimento messi in campo dalle Amministrazioni (consulte giovanili, consigli comunali dei ragazzi, incontri e occasioni di confronto con le istituzioni), alle forme di partecipazione (azioni di adozione del territorio, progettazione partecipata), alla presenza e al funzionamento di strutture e uffici dedicati ai giovani, alla quantità e qualità dell’offerta culturale (musei, aree riservate, eventi, teatri, ludoteche, biblioteche), alle iniziative di promozione culturale e sociale ad hoc per i cittadini più piccoli (pubblicazioni e riviste per ragazzi, manuali educativi, feste, rassegne cinematografiche, soggiorni in città e fuori città, corsi, laboratori, ecc…).

Il dossier è scaricabile da http://www.legambientescuolaformazione.it/news.php?id=67

www.legambiente.it, 4-01-08